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Seminario Gurdjieff 2015 – Il Lavoro e le Danze.

Seminario-Italia-2015

Vi invitiamo a partecipare a quest’attività annuale con José Reyes. Da diversi anni ormai quest’appuntamento segna il punto di partenza per un lavoro di gruppo più ampio e profondo che continuerá poi nella nostra vita di tutti i giorni. L’opportunitá di lavorare con José Reyes, grazie alla sua esperienza e presenza constituisce un’occasione unica per tutti coloro che sono interessati a questo lavoro.

Quest’anno il seminario Gurdjieff Italia offrirá due settimane di lavoro dal 14 al 29 Agosto con la possibilità di partecipare una sola settimana. Presso il Centro Montauto di Rapolano Terme il programma delle attività includerá:

Esercizio della mattina: Sedute di meditazione ed esercizi per il contatto diretto con sé stessi ed il momento presente nella tradizione della Quarta Via. Movimenti di Gurdjieff : Classi giornaliere di Movimenti (4 ore circa) introduttive, perfezionamento e pratica. Zikr : Esercizi Sufi per l’apertura del cuore. Pratica e formale. Temi di Lavoro : Attivitá in piccoli gruppi per la discussione del tema del giorno. Lavori Pratici : Includono attvitá come: la cucina, le pulizie, il giardinaggio, etc.. Per imparare a non separare il nostro lavoro interiore dalle attivitá quotidiane.

Il seminario é aperto a tutti. Non é richiesta esperienza.

Per maggiori informazioni scrivere a : info@gurdjieffitalia.it

 


Seminario Residenziale 2014 – Il Lavoro e le Danze di Gurdjieff – ” A wish for being “

Seminario Residenziale 2014

dal 12 al 26 Luglio a Rapolano Terme (Siena)

IL LAVORO DI GURDJIEFF

diretto da Jose Reyes 

DEDICATO ALL’APPLICAZIONE PRATICA DELL’INSEGNAMENTO

TRASMESSO DA G.I.GURDJIEFF E J.G.BENNETT

Lo scopo di questi seminari è di fornire ai partecipanti l’opportunità di condividere e di sperimentare insieme i benefici dell’eredità spirituale trasmessa dei Maestri della Quarta Via e del Sufismo.

Non è richiesta esperienza.

MOVIMENTI  DI GURDJIEFF, IDEE E METODI DELLA QUARTA VIA ,

ZIKR ED ESERCIZI SUFI PER L’APERTURA DEL CUORE

JOSE REYES – Insegnante della Quarta Via dal 1977, fondatore del Gruppo Gurdjieff Dominican e di altri gruppi a Puerto Rico, Cuba, in Europa e negli Stati Uniti. Ha iniziato questo viaggio essendo per molti anni allievo di Pierre Elliot che a sua volta era un discepolo diretto di Gurdjieff e Bennett. In diverse occasioni ha incontrato e lavorato con Maestri della tradizione Sufi tra cui Suleyman Dede (Sheikh dell’Ordine Mevlevi) e Sheikh Muzaffer Ozak (Sheikh dell’ordine Helveti). Nel mese di ottobre 1989 ha fondato la “Società Ispano-Americana per la Formazione Continua”. Influenzato dal suo incontro e dal lavoro con i maestri spirituali da cui ha ricevuto guida ed istruzioni, Pierre Elliot, Reshad Field, Sheikh Muzaffer Ozak (Ordine Sufi Helveti), Sheikh Suleyman Dede (Ordine Sufi Mevlevi), Nathalie De Salzmann, Jim Nott, Dushka Howarth, e lo Sheikh Jelaluddin Loras (Ordine Sufi Mevlevi), ha viaggiato continuamente attraverso il mondo dirigendo ritiri e seminari adottando lo Zikr come mezzo per avvicinare le persone al loro cuore. Il gruppo di lavoro Gurdjieff Dominican attivo dal 1978 ha mantenuto un flusso costante di studenti negli ultimi trent’anni dando l’opportunità di lavorare in diverse occasioni con Pierre e Vivien Elliot, Natalie de Salzmann, Jim Nott, Walter Goodwin, Avron Altman, Elan Sicroff, i Sufi Javat ed altri membri esperti della Fondazione Gurdjieff in Venezuela. Jose Reyes è un riferimento spirituale per centinaia di studenti di tutto il mondo che si sono uniti per formare una comunità internazionale per la realizzazione della crescita interiore. Negli ultimi anni ha tenuto seminari e conferenze in Germania, Italia, Spagna, Francia, Galles, Russia, Stati Uniti, Alaska, Messico e Puerto Rico.

 

** Info: www.gurdjieffitalia.com | www.gurdjieffdominican.com 

info@gurdjieffitalia.it | +39 3348186605 **


Calendario Incontri – Maggio e Giugno 2013


Il Lavoro di Gurdjieff – Movimenti e Danze Sacre 2013

Dedicato all’applicazione pratica dell’insegnamento trasmesso

da G.I.Gurdjieff e J.G.Bennett.

Prima settimana: da Venerdì 26 Luglio a Sabato 3 Agosto
Seconda Settimana: da Sabato 3 Agosto a Sabato 10 Agosto

(E’ possibile partecipare ad una sola delle due settimane)

Il seminario è diretto da Jose Reyes – Insegnante della Quarta Via dal 1977

“Lo scopo di questi seminari è di fornire hai partecipanti l’opportunità di condividere e di sperimentare insieme i benefici dell’eredità spirituale trasmessa dei Maestri della Quarta Via e del Sufismo”.

Il programma include il lavoro con i Movimenti e le Danze Sacre (circa 4 ore al giorno), i temi, l’osservazione di sé, gruppi di condivisione, così come pratiche sufi per l’apertura del cuore.

La seconda settimana del seminario di quest’anno sarà dedicata eccezionalmente ad un corso di formazione per insegnanti di Movimenti per coloro che intendono perseguire l’insegnamento dei Movimenti insieme alle idee della Quarta Via.

Corso di Formazione per Insegnanti di Movimenti di Gurdjieff durante la seconda settimana:

Insegnare i Movimenti e trattarli come se fossero qualcosa di indipendente degli Insegnamenti e metodi della Quarta Via, è un grande disservizio alla memoria e allo scopo della visione olistica che Gurdjieff aveva del suo insegnamento. Vogliamo contribuire a portare un cambiamento radicale nel modo in cui vengono insegnati i Movimenti e contribuire a promuovere la creazione di gruppi con lo scopo di studiare e mettere in pratica le idee ed i metodi di Gurdjieff. Prendendo tutto questo in considerazione siamo giunti alla conclusione che un Corso di Formazione per Insegnanti è necessario per realizzare questa visione della Quarta Via in modo più completo e fedele.

Il seminario si terrà presso il Centro Montauto di Rapolano Terme in provincia di Siena


Il mondo dei fatti ed il mondo delle possibilità

(Estratto)

di J.G.Bennett

Visto che parlerò molto delle “possibilità” questa sera, vorrei che comprendeste che con questa parola intendo qualcosa che esiste realmente ed è presente qui e ora, anche se non possiamo né vederlo né toccarlo, neppure pensarlo o conoscerlo. Il mondo delle possibilità è reale tanto quanto il mondo dei fatti. Anzi, come vi tenterò di spiegare in seguito, è un mondo ancora più concreto del mondo dei fatti: sia perché non cambia né svanisce, come i fatti, e sia perché è molto più ricco in ciò che contiene.Esistono due mondi. Uno è il mondo dei fatti e l’altro il mondo delle possibilità. Nel mondo dei fatti, non ci sono le possibilità; nel mondo delle possibilità, non ci sono fatti. E’ molto difficile comprendere la verità che le possibilità esistono indipendentemente dai fatti e che possono anche avere potere sui fatti. La scienza, per esempio, pensa di occuparsi solo dello studio dei fatti, ma in realtà non può allontanarsi dalle possibilità. In una della più straordinarie branche della scienza nella quale sono state fatte grandi scoperte durante lo scorso secolo, cioè l’embriologia, tutto indica la presenza di un invisibile fattore che determina il modo in cui una pianta o un animale si forma dal seme. Questo è lo schema delle sue possibilità, e questo schema è sempre presente. Il suo effetto può essere studiato concretamente e con molta precisione nello sviluppo dell’embrione. È solo attraverso questo schema che dei tessuti danneggiati o addirittura interi organi possono essere rigenerati. È questo schema che mantiene ogni pianta o animale all’interno della cornice della sua specie. Se proviamo a pensare a questo schema in termini di ‘fatti’ ci perdiamo, ma ci perdiamo ugualmente se lo pensiamo come qualcosa di immateriale, una mera ‘tendenza’, oppure, come alcuni lo chiamerebbero, una forza vitale o spirituale. Lo schema delle possibilità è concreto quanto quello del corpo, ma è costituito, come ho detto la scorsa settimana, di energia potenziale invece che di energia in forma visibile. Ecco perché quando parlo di due mondi, parlo di due modi di esistenza concreti e reali, molto diversi tra loro, ma ciascuno ugualmente necessario ai fini della nostra comprensione. Tra i due c’è un confine, una frontiera, ed è aldilà di questa frontiera che può aver luogo uno scambio ed è proprio oltre questa frontiera che ‘sì’ e ‘no’ possono significare veramente qualcosa. Che cosa significa essere in presenza di possibilità? Ho detto, che posso scegliere tra girare la mia testa a destra o a sinistra, se mi è possibile fare entrambe le cose. Ma quand’è che ciò è possibile ? È possibile quando sono consapevole che qualcosa mi tira da questa parte e qualcos’altro mi tira dall’altra. Se non sono consapevole di questo, quello che accadrà non avrà nulla a che fare con me, avrà solo a che fare con il lavoro delle mie funzioni. Io sono presente nella misura in cui faccio esperienza della presenza delle possibilità.

 Essere consapevoli e avere possibilità sono due cose diverse? Probabilmente risponderete “ Sì, si può essere consapevoli senza le possibilità e ci possono essere possibilità senza esserne consapevoli”. No, io vi dico che non è così. Non c’è separazione tra consapevolezza e possibilità. La consapevolezza è indistinguibile dalla presenza delle possibilità. La non consapevolezza è la stessa cosa dell’assenza di possibilità.

 Quando sto dormendo non posso, eccetto in misura molto limitata, adattarmi a ciò che accade intorno a me. Le mie possibilità si riducono fino a divenire solo la mia esistenza vegetativa. Il mio corpo continua a funzionare come organismo. Questa grande riduzione delle possibilità è un cambio di consapevolezza. Non appena le possibilità si riducono, la consapevolezza si riduce con loro. Quando le possibilità si aprono nuovamente, la consapevolezza riappare. Questo è qualcosa che dovete osservare e verificare voi stessi perché, probabilmente, vi sarete abituati a usare la parola ‘consapevolezza’ nel senso di ‘sapere’ ciò che accade. Guardando con più cura vediamo che, pur sapendo ciò che sta accadendo, possiamo non esserne consapevoli. Noi facciamo tutto il tempo cose che non sarebbero possibili se non sapessimo ciò che accade e tuttavia non ne siamo consapevoli. Questa è una semplice verità che tutti noi possiamo verificare ogni volta che vogliamo, ed è ciò che dovremmo fare perché è la via per la comprensione di qualcosa di veramente importante per noi. Nel linguaggio di Gurdjieff tutto ciò sta a significare che siamo ‘addormentati’ e che viviamo la nostra vita quasi interamente nel sonno.

Copyright

The Estate of JB and Elizabeth Bennett


Equinozio di Primavera

Equinozio: Dal Latino Medioevale aequnoxium, dal Latino aequinoctium: aequi-,equi+nox-noct  

Il 20 Marzo (alcuni anni il 21) non è solo un indicatore del cambio di stagione,  è significativo per ragioni astronomiche. Il Sole passa direttamente sopra l’equatore della Terra. Questo momento è conosciuto come Equinozio Vernale (di Primavera) nell’emisfero Nord. Per l’emisfero Sud questo è il momento dell’Equinozio d’Autunno. Durante gli equinozi, il giorno e la notte hanno uguale durata in tutto il mondo, poiché il sole è posizionato sopra l’equatore.

Le generazioni hanno riconosciuto l’Equinozio Vernale per migliaia di anni. Ci sono diversi rituali e tradizioni  attorno all’arrivo della primavera. Per molte di esse la ragione basilare era il fatto che le loro scorte di cibo sarebbero state presto rinnovate. Nella Cristianità la data è significativa perché la Pasqua cade sempre la prima Domenica dopo la prima luna piena dopo l’Equinozio Vernale.  Gli Egizi inoltre costruirono la Grande Sfinge in modo che essa fosse diretta verso il punto in cui il sole sorge nel giorno dell’Equinozio di Primavera.

L’Equinozio di Primavera è anche conosciuto come “il primo punto dell’Ariete”, è il momento in cui il sole comincia ad attraversare l’equatore celeste da sud a nord. L’equinozio di primavera, è un momento di rinnovamento sia per la natura che per l’uomo.

In molte antiche culture si crede che l’arrivo della primavera rimuova ogni energia negativa accumulata durante gli oscuri mesi invernali, e che prepari la casa per la crescente energia positiva della primavera e dell’estate. In questo momento le quantità di buio e luce sono bilanciate, dodici ore ciascuna, giorno e notte. E’ un momento di equilibrio nell’anno. L’equinozio primaverile era considerato l’inizio del nuovo anno pagano.

Era un periodo di gioia richiamato dalla resurrezione della “ Luce del Mondo” (il Dio Sole) dal mondo sotterraneo dell’inverno, da dove egli sorge per raggiungere la sua dea Eastra. (la Pasqua–Easter- è così chiamata dall’antico nome della dea della Primavera, Eastra.)

Tutto ciò trova le sue primitive origini nelle prime culture europee e mediorientali, le cui festività maggiori riguardavano la resurrezione e/o la liberazione dalla schiavitù, basate attorno all’Equinozio di Primavera. Ma migliaia di anni prima dell’Era Cristiana, l’Equinozio di Primavera segnalava l’inizio della stagione della rinascita. La resurrezione della natura e di molti antichi déi pagani. I Babilonesi e gli Assiri davano una maggiore importanza agli Equinozi rispetto ai Solstizi.

La festività Babilonese più importante era la celebrazione dell’anno nuovo, che ricorreva nell’Equinozio di Primavera.

La struttura religiosa antica, più significativa per gli ebrei ( e più tardi anche per i cristiani), era il Tempio di Salomone a Gerusalemme, orientato verso l’alba dell’Equinozio. Ogni Equinozio di Primavera, nel periodo della antica festa agriculturale della semina, la luce era fatta entrare attraverso un passaggio aperto dalla porta di accesso del Tempio fino a cadere sull’alto altare e nel Santo dei Santi (Sancto Sancturum). E’ stato notato che “ è evidente…che l’entrata della luce del Sole nell’Equinozio di Primavera, formava parte del cerimoniale. Essendo i preti nella Zona Santa, i fedeli, con la schiena verso il sole, potevano vedere gli alti preti dalla luce del sole riflessa dai gioielli della loro veste”.

L’Equinozio di Primavera è un momento speciale nel quale c’è una qualità di energia nel nostro pianeta. Energia per piantare, energia per crescere, energia per rinnovare le nostre vite. Ciò che accade è che la vita stessa si sta rinnovando, perché l’energia sta emergendo dal suolo, dove è rimasta addormentata nella terra dal Solstizio d’Inverno.

© Gurdjieff Dominican Group


Enneagramma

“Le persone hanno del mondo migliaia di idee diverse, ma manca loro quell’idea generale che permetterebbe di comprendersi l’un l’altro e di determinare subito da quale punto di vista essi intendono considerare il mondo. “È impossibile studiare un sistema dell’universo senza studiare l’uomo. Allo stesso tempo è impossibile studiare l’uomo senza studiare l’universo. L’uomo è un’immagine del mondo. Egli è stato creato dalle medesime leggi che crearono l’insieme del mondo. Se un uomo conoscesse e comprendesse se stesso, conoscerebbe e comprenderebbe il mondo intero, tutte le leggi che creano e che governano il mondo. E inversamente, con lo studio del mondo e delle leggi che lo governano, apprenderebbe e comprenderebbe le leggi che governano anche lui.

 L’enneagramma è un simbolo sacro, un diagramma universale. Dal greco Ennea “nove” e grammean “punti”. L’enneagramma è una bussola per il ricercatore in viaggio dall’illusione verso la Realtà, dalla separazione all’unione. L’enneagramma è un sistema dinamico di nove coordinate e può essere utilizzato per rappresentare ogni processo reale: vegetale, animale, umano, cosmico. Il simbolo dell’enneagramma ha la capacità di applicarsi a vari livelli, poiché esso è un simbolo oggettivo che presenta le leggi della creazione e del mantenimento dell’universo, secondo il principio “come in alto così in basso”; esso si applica al grande come al piccolo. Il disegno dell’enneagramma è stato presentato per la prima volta da Gurdjieff all’inizio del’900 ai suoi studenti aprendo la porta a questo strumento per l’occidente. L’enneagramma permette di osservare come i nostri processi, così come i processi del mondo, prendono forma in armonia con le leggi cosmiche. Tali leggi fondamentali sono la Legge dell’Uno, la Legge del Tre e la Legge del Sette. L’enneagramma mostra l’interazione di queste leggi combinando la fusione ed il dinamismo proprie alla natura della triade e dell’esade.

 

 

Il cerchio rappresenta l’identità del fenomeno o Legge dell’Uno. Il triangolo è il simbolo della triade creativa o Legge del Tre. L’esade è la rappresentazione dell’ordine della manifestazione o Legge del Sette. La prima legge ci mostra come ogni essere e ad ogni processo possiedono una propria identità, come essi siano un tutto integrale in relazione con sé stesso e gli altri. Il lavoro con l’enneagramma in questo caso ci aiuta a scoprire qual’è la vera identità di un fenomeno o  il nostro vero sé, oscurato dal falso. La legge del tre manifesta come ogni fenomeno reale per sorgere ha bisogno di tre forze o principi: attiva, passiva e riconciliante. La legge del sette ci parla di come nulla di ciò che è stato creato rimane statico, ma evolve o involve, secondo sette passaggi fondamentali.

“In senso generale, bisogna comprendere che l’enneagramma è un simbolo universale. Ogni scienza ha un posto nell’enneagramma e può essere interpretata per mezzo dell’enneagramma. Sotto questo rapporto si può dire che un uomo non conosce veramente, cioè non comprende, se non quello che è capace di inserire nell’enneagramma. Ciò che non è in grado di porre nell’enneagramma non lo comprende. Per un uomo che sappia utilizzarlo,l’enneagramma rende libri e biblioteche del tutto inutili; ogni cosa può essere inclusa e letta nell’enneagramma. Un uomo isolato nel deserto che tracci l’enneagramma sulla sabbia, può leggere in esso le leggi eterne dell’universo. Ed ogni volta egli può imparare qualcosa di nuovo, qualcosa che prima ignorava del tutto. L’enneagramma è il geroglifico fondamentale di un linguaggio universale con tanti significati diversi quanti sono i livelli umani. “L’enneagramma è il moto perpetuo, è quel perpetuum mobile che gli uomini hanno cercato dalla più lontana antichità, e sempre invano. Non è poi difficile capire perché essi non abbiano potuto trovarlo. Essi cercavano al di fuori di sé stessi ciò che era in loro; essi cercavano di costruire un movimento perpetuo come si costruisce una macchina, mentre il movimento perpetuo è parte di un altro movimento perpetuo, e non può essere creato separatamente da questo. L’enneagramma è un diagramma schematico del moto perpetuo cioè una macchina dal movimento eterno. Ma naturalmente è necessario sapere come leggere questo diagramma. La comprensione di questo simbolo e la capacità di farne uso dà all’uomo un grandissimo potere. È il moto perpetuo ed è anche la pietra filosofale degli alchimisti.

“La scienza dell’enneagramma è stata tenuta segreta molto a lungo e se ora è, in certo modo, resa accessibile a tutti, lo è solo in forma incompleta e teorica, inutilizzabile in pratica da chiunque non sia stato istruito in questa scienza da un uomo che la possieda.


“ Conoscere vuol dire conoscere tutto, non conoscere tutto vuol dire non conoscere. Per conoscere tutto è necessario conoscere assai poco, ma per conoscere quel poco una persona deve prima conoscere molto”

G.I.Gurdjieff


Cristianesimo Esoterico

Chiunque è interessato a questo lavoro, deve cercare di comprendere il ruolo che il cristianesimo ha svolto nella vita di Gurdjieff, e negli insegnamenti che egli ha portato in Occidente. La Quarta Via così come Gurdjieff ha voluto trasmetterla, approccia ad una genuina trasformazione attraverso l’Amore e la Compassione, dove gli sforzi verso l’evoluzione spirituale non sono separati dal nostro “Comune Padre Creatore” come Gurdjieff lo chiama nei “Racconti di Belzebù a suo nipote”.

Dopo la morte di Gurdjieff  l’idea di Cristo è stata pian piano messa in secondo piano, come fosse qualcosa di non essenziale, presentando così il Lavoro freddo e privo di veri sentimenti, rendendolo solo una proposizione intellettuale. L’ idea di “cristianesimo esoterico” è stata presentata da Gurdjieff stesso nei suoi insegnamenti, nei suoi diversi manoscritti e nei discorsi che ha tenuto.

Gurdjieff era sempre molto diretto quando gli veniva chiesto di Cristo e del cristianesimo o quando egli stesso scriveva su questo tema:

Qual è il rapporto dell’insegnamento che voi esponete con il Cristianesimo quale noi lo conosciamo?”, domandò qualcuno.

“Non so quello che sapete del Cristianesimo, rispose G., accentuando questa parola. Sarebbe necessario parlare molto a lungo per chiarire che cosa intendete con questo termine. Ma per coloro che sanno, dirò, se volete, che questo è Cristianesimo esoterico. “Dovete capire, diceva, che ogni vera religione, parlo di quelle create con uno scopo preciso da uomini veramente sapienti, comporta due parti. La prima insegna ciò che deve essere fatto. Questa parte rientra nella sfera delle conoscenze generali e si corrompe col tempo man mano che si allontana dalla sua origine. L’altra parte insegna come fare ciò che insegna la prima. Essa è conservata segretamente in certe scuole e col suo aiuto è sempre possibile rettificare ciò che è stato falsato nella prima parte, o reintegrare ciò che è stato dimenticato. “Senza questa seconda parte, non può esistere conoscenza della religione o, in ogni caso, questa conoscenza resta incompleta e molto suggestiva. “Questa parte segreta esiste nel Cristianesimo, così come in tutte le altre religioni autentiche, e insegna come seguire i precetti del Cristo e ciò che essi realmente significano”.

“In genere conosciamo pochissimo del Cristianesimo e delle forme del culto cristiano, non conosciamo affatto la sua storia, come pure l’origine di un’infinità di cose. Per esempio la chiesa, il tempio dove si riuniscono i fedeli e dove sono celebrati gli uffizi secondo riti particolari, quali origini ha? Quanta gente non vi ha mai pensato! Taluni ritengono che le forme esteriori del culto, i riti, i cantici, siano stati inventati dai Padri della Chiesa. Altri pensano che le forme esteriori sono state prese a prestito in parte dai pagani, ed in parte dagli ebrei. Ma tutto ciò non è vero. La questione delle origini della Chiesa cristiana, vale a dire del tempio cristiano, è molto più interessante di quel che pensiamo. Innanzi tutto, la Chiesa e il culto, nella forma sotto la quale apparivano nei primi secoli dell’era cristiana, non poteva derivare dal paganesimo; non vi era niente di simile, né nei culti greci e romani, né nel giudaismo. La sinagoga, il tempio ebreo, i templi greci e romani, con i loro numerosi dei, erano molto differenti dalla chiesa cristiana, quale essa apparve nel primo e nel secondo secolo. La chiesa cristiana è una scuola e nessuno sa più che lo sia. Immaginatevi una scuola, dove i maestri tengano le loro lezioni e le loro dimostrazioni senza sapere che si tratta di lezioni e di dimostrazioni e dove gli allievi o i semplici auditori considerino questi corsi e dimostrazioni come cerimonie, riti o ‘sacramenti’, ossia magia. Questo assomiglierebbe molto alla chiesa cristiana dei nostri giorni.

“La chiesa cristiana, la forma cristiana del culto, non sono state inventate dai Padri della Chiesa. Tutto è stato preso in Egitto — ma non dall’Egitto a noi noto: bensì da un Egitto che non conosciamo. Quell’Egitto era nello stesso luogo dell’altro, ma era esistito molto tempo prima. Solo infime vestigia sono sopravvissute nei tempi storici, ma furono conservate in segreto, e così bene che non sappiamo nemmeno dove. “Vi sembrerà strano se dico che questo Egitto preistorico era cristiano molte migliaia d’anni prima della nascita di Cristo, o per meglio dire che la sua religione si fondava sugli stessi principi, sulle stesse idee del vero Cristianesimo. In questo Egitto preistorico, vi erano speciali scuole chiamate ‘scuole di ripetizione’. In quelle scuole si davano a date fisse, e in alcune di esse anche tutti i giorni, delle ripetizioni pubbliche, in forma condensata, del corso completo delle scienze insegnate. La ‘ripetizione’ durava talvolta una settimana intera o anche un mese. Grazie a queste ‘ripetizioni’ coloro che avevano seguito i corsi conservavano il contatto con le scuole e potevano così ritenere tutto ciò che avevano imparato. Alcuni venivano da molto lontano per assistere a queste ‘ripetizioni’ e ripartivano con un sentimento nuovo della loro appartenenza alla scuola. Nel corso dell’anno, c’erano giornate speciali consacrate a delle ripetizioni molto più complete, che si svolgevano con una solennità particolare e questi stessi giorni prendevano un senso simbolico. “Queste scuole di ripetizione servirono di modello alle chiese cristiane. Nelle chiese cristiane le forme di culto rappresentano, quasi interamente, ‘il ciclo di ripetizione’ delle scienze che trattano dell’Universo e dell’uomo. Le preghiere individuali, gli inni, il responsorio, tutto aveva, in queste ripetizioni, il suo proprio senso così come le feste e tutti i simboli religiosi; ma il loro significato è stato perso da molto tempo”.

 


Sapere ed Essere

ESTRATTO DA “FRAMMENTI DI UN INSEGNAMENTO SCONOSCIUTO” di P.D.Ouspensky

Durante quasi tutte le sue spiegazioni G. ritornava su un tema che evidentemente considerava della massima importanza, ma che parecchi tra noi avevano molta difficoltà ad assimilare.

“Lo sviluppo dell’uomo, egli diceva, si effettua secondo due linee, ‘sapere’ ed ‘essere’. Ma affinché l’evoluzione avvenga correttamente, le due linee devono procedere insieme, parallele l’una all’altra e sostenersi reciprocamente. Se la linea del sapere sorpassa troppo quella dell’essere, e se la linea dell’essere sorpassa troppo quella del sapere, lo sviluppo dell’uomo non può farsi regolarmente; prima o poi deve fermarsi. “La gente afferra ciò che si intende per ‘sapere’. Si riconosce che il sapere può essere più o meno vasto e di qualità più o meno buona. Ma questa comprensione non viene applicata all’essere. Per essi l’essere significa semplicemente ‘ l’esistenza ‘ che contrappongono alla ‘non esistenza’. Non comprendono che l’essere può situarsi a livelli molto differenti e comportare diverse categorie.

Prendete per esempio l’essere di un minerale e l’essere di una pianta. Sono due esseri differenti. L’essere di una pianta e quello di un animale sono anch’essi due esseri differenti, e così pure l’essere di un animale e quello di un uomo. Ma due uomini possono differire nel loro essere più ancora di quanto un minerale e un animale differiscono tra loro. E questo è proprio ciò che le persone non comprendono. Non comprendono che il sapere dipende dall’essere. E non soltanto non lo comprendono, ma non lo vogliono comprendere. In modo particolare nella civiltà occidentale, si ammette che un uomo possa avere un vasto sapere, che per esempio egli possa essere un illustre sapiente, autore di grandi scoperte, un uomo che fa progredire la scienza, e nello stesso tempo possa essere, ed abbia il diritto di essere, un povero piccolo uomo egoista, cavilloso, meschino, invidioso, vanitoso, ingenuo e distratto. Sembra normale che un professore debba dimenticare dappertutto il suo ombrello. Eppure è proprio questo il suo essere. Ma si ritiene, in occidente, che il sapere di un uomo non dipende dal suo essere. Le persone accordano un valore massimo al sapere, ma non sanno accordare all’essere un valore eguale e non si vergognano del livello inferiore del loro essere. Non si comprende neppure ciò che questo significhi. Non si comprende che il grado del sapere di un uomo è in funzione del grado del suo essere.

“Allorché il sapere sorpassa di troppo l’essere, esso diventa teorico, astratto, inapplicabile alla vita; può anche diventare nocivo, perché invece di servire la vita e aiutare le persone nella lotta contro le difficoltà questo sapere comincia a complicare tutto; di conseguenza non può che apportare nuove difficoltà, nuovi turbamenti ed ogni sorta di calamità che prima non esistevano. “La ragione di ciò è che il sapere, quando non è in armonia con l’essere, non potrà mai essere abbastanza grande, o per meglio dire, sufficientemente qualificato per i reali bisogni dell’uomo. Sarà il sapere di una cosa legato all’ignoranza di un’altra; sarà il sapere del particolare legato all’ignoranza del tutto, il sapere della forma che ignora l’essenza. “Una tale preponderanza del sapere sull’essere può essere constatata nella cultura attuale. L’idea del valore e dell’importanza del livello del l’essere è stata completamente dimenticata. Non si comprende più che il livello del sapere è determinato dal livello dell’essere. Effettivamente ad ogni livello di essere corrispondono determinate possibilità di sapere, ben definite. Nei limiti di un certo ‘essere’ la qualità del sapere non può essere cambiata; solo è possibile l’accumularsi di informazioni di una sola e medesima natura. Un cambiamento della natura del sapere è impossibile senza un cambiamento nella natura dell’essere.

“Preso in sé, l’essere di un uomo presenta molteplici aspetti. Quello dell’uomo moderno si caratterizza soprattutto per l’assenza di unità in se stesso e per l’assenza della benché minima traccia di quelle proprietà che specialmente ama attribuirsi: la ‘lucidità di ‘coscienza’, la ‘volontà libera’, un ‘Ego permanente’ o ‘Io’ e la ‘capacità di fare’. Sì, per stupefacente che ciò possa sembrarvi, vi dirò che la caratteristica principale dell’essere di un uomo moderno, e ciò spiega tutto ciò che gli manca, è il sonno. “L’uomo moderno vive nel sonno; nato nel sonno, egli muore nel sonno. Del sonno, del suo significato e della parte che ha nella vita, parleremo più tardi, ora riflettete soltanto su questo: che cosa può conoscere un uomo che dorme? Se ci pensate, ricordandovi nello stesso tempo che il sonno è la caratteristica principale del nostro essere, subito vi diverrà evidente che un uomo, se vuole realmente conoscere, deve innanzi tutto riflettere sulla maniera di svegliarsi, cioè sulla maniera di cambiare il suo essere.

“In generale l’equilibrio dell’essere e del sapere è anche più importante di uno sviluppo separato dell’uno o dell’altro. Poiché uno sviluppo separato dell’essere o del sapere non è in alcun modo desiderabile. Benché sia precisamente questo sviluppo unilaterale che sembra attrarre particolarmente la gente. “Allorché il sapere predomina sull’essere, l’uomo sa, ma non ha il potere di fare. È un sapere inutile. Al contrario, quando l’essere predomina sul sapere, l’uomo ha il potere di fare, ma non sa che cosa deve fare. Così l’essere che egli ha acquisito non può servirgli a nulla e tutti i suoi sforzi saranno stati inutili. “Nella storia dell’umanità, troviamo numerosi esempi di intere civiltà che perirono sia perché il loro sapere superava il loro essere, sia perché il loro essere superava il loro sapere”.

Il sapere è una cosa, la comprensione è un’altra. Ma la gente confonde spesso queste due idee, oppure non vede nettamente dove sta la differenza. “Il sapere di per sé stesso non dà comprensione. E la comprensione non potrebbe essere aumentata da un accrescimento del solo sapere. La comprensione dipende dalla relazione tra il sapere e l’essere. La comprensione risulta dalla congiunzione del sapere e dell’essere. Di conseguenza l’essere ed il sapere non debbono divergere troppo, altrimenti la comprensione risulterebbe molto distante dall’uno e dall’altro. Ripetiamo: la relazione tra il sapere e l’essere non cambia per un semplice accrescimento del sapere. Essa cambia solamente quando l’essere cresce parallelamente al sapere. In altri termini, la comprensione non cresce che in funzione dello sviluppo dell’essere. “Le persone, sovente confondono questi concetti e non afferrano chiaramente quale è la differenza tra di essi. Pensano che se si sa di più, si deve comprendere di più. Questo è il motivo per cui esse accumulano il sapere o quello che chiamano così, ma non sanno come si accumula la comprensione e non se ne preoccupano. “Tuttavia una persona esercitata all’osservazione di sé, sa con certezza che in differenti periodi della sua vita ha compreso una stessa idea, uno stesso pensiero, in modo totalmente diverso. Sovente le sembra strano, di aver potuto comprendere così male ciò che adesso crede di comprendere così bene. E, ciononostante, si rende conto che il suo sapere è rimasto lo stesso, e che oggi non sa niente più di ieri. Che cosa dunque è cambiato? È il suo essere che è cambiato. Quando l’essere cambia, anche la comprensione deve cambiare.

“La differenza tra il sapere e la comprensione ci diventa chiara quando ci rendiamo conto che il sapere può essere funzione di un solo centro. La comprensione, invece, risulta dalla funzione di tre centri. Così l’apparecchio del pensiero può sapere qualcosa. Ma la comprensione appare soltanto quando un uomo ha il sentimento e la sensazione di tutto ciò che si ricollega al suo sapere. “Non vi è nulla nel mondo, dal sistema solare fino all’uomo e dall’uomo fino all’atomo, che non salga o non scenda, che non si evolva o non degeneri, che non si sviluppi o non decada. Ma nulla si evolve meccanicamente. Solo la degenerazione e la distruzione procedono meccanicamente. Ciò che non può evolversi coscientemente, degenera. L’aiuto esterno non è possibile che nella misura in cui è apprezzato e accettato, anche se esso lo è all’inizio solo dal sentimento. “Il linguaggio che permette la comprensione, si basa sulla conoscenza del rapporto dell’oggetto che si esamina con la sua evoluzione possibile, sulla conoscenza del suo posto nella scala evolutiva. “A questo fine, un gran numero delle nostre idee comuni sono divise in conformità agli stadi di questa evoluzione.